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CivileNiccolò D'AndreaProcedura CivileL’entrata in vigore della nuova class action italiana

14 Dicembre 2021by Niccolò D`Andrea

Lo scorso 19 maggio è entrata in vigore, dopo un rinvio di 13 mesi dovuto alla pandemia di Covid-19, la nuova normativa italiana in materia di class action, originariamente introdotta dalla legge n. 31/2019 agli artt. 840-bis e seguenti del codice di procedura civile. In attesa delle future applicazioni pratiche (tenuto conto che la nuova normativa si applica solo ai fatti accaduti dopo la sua entrata in vigore), le caratteristiche più rilevanti delle disposizioni in proposito, così come rimeditate dal legislatore, possono essere riassunte come segue:

– la c.d. “azione collettiva risarcitoria” è volta a ottenere il risarcimento (o la restituzione) da imprese o fornitori di servizi pubblici per i danni che la loro condotta ha causato ai membri della classe, i quali sono individuati dalla legge come titolari di “diritti individuali omogenei”, ossia un insieme di diritti le cui caratteristiche sono comuni a tutti gli appartenenti alla classe (ad esempio, in quanto potrebbero essere tutti diritti risarcitori derivanti da “questioni comuni”, come affermato in passato dalla Cassazione) ma non identiche (ad esempio, in quanto il loro ammontare potrebbe variare);

– A differenza dell’ormai abrogata normativa risalente al 2010 (che comunque ha trovato applicazione in casi piuttosto rari) la qualità di membri della classe non è più riservata ai soli consumatori: oggi possono essere membri di una classe anche enti pubblici e privati, società e pubbliche amministrazioni;

– Ogni membro della classe è legittimato a promuovere l’azione, ma la legittimazione attiva spetta anche alle associazioni o organizzazioni senza scopo di lucro, iscritte in un apposito elenco a cura del Ministero della Giustizia, le quali abbiano tra i loro scopi statutari la tutela dei diritti dei membri della classe;

– A differenza del modello americano, la class action italiana ha una struttura di c.d. ‘opt-in’: ogni membro della classe deve aderirvi per beneficiare del suo esito. Proprio al fine di consentire ai membri della classe di avere notizia dell’azione e di aderirvi, la legge dispone che una serie di atti processuali (in particolare il ricorso introduttivo, il decreto di fissazione dell’udienza e la sentenza) siano pubblicati su un sito web gestito dal Ministero della Giustizia;

– Il procedimento si svolge davanti alla sezione specializzata del Tribunale territorialmente competente per il luogo in cui il convenuto ha la sede ed è regolato dal cosiddetto procedimento sommario (cioè un insieme di regole, più semplici e generalmente più veloci del giudizio ordinario, di cui agli articoli 702-bis e seguenti del codice di procedura civile). Detto procedimento è suddiviso in tre fasi:

1) accertamento dell’ammissibilità dell’azione di classe;

2) decisione nel merito delle “questioni comuni” (cioè quali siano i tratti comuni dei “diritti individuali omogenei” dei membri della classe e se tali diritti siano stati effettivamente pregiudicati dalla condotta del convenuto)

3) la cosiddetta “procedura di adesione”: verifica dell’ammissibilità delle adesioni da parte dei membri della classe e applicazione caso per caso della decisione di cui al punto precedente;

– La terza fase culmina in un decreto che ordina al convenuto di pagare o consegnare la somma dovuta a ciascun aderente. Il decreto è immediatamente esecutivo, ma solo il rappresentante comune della classe può dare corso all’esecuzione;

– La normativa non appare del tutto immune da vizi né priva di aspetti potenzialmente problematici: ad esempio, non è chiarito se il convenuto sia legittimato a proporre domande riconvenzionali o a chiedere l’intervento di terzi. Per contro, la scelta di consentire espressamente alla Corte di “avvalersi di dati statistici e presunzioni” nell’ “accertamento della responsabilità del convenuto” potrebbe apparire discutibile in una prospettiva di diritto costituzionale e potrebbe effettivamente dar luogo a questioni complesse;

– Un altro aspetto problematico potrebbe essere il fatto che, se viene ordinata una perizia, le sue spese devono essere anticipate dal convenuto “in assenza di specifiche ragioni” contrarie.

Oltre alla già citata azione collettiva risarcitoria, la legislazione in questione prevede anche un’azione inibitoria collettiva, che può essere promossa da qualsiasi interessato al fine di ottenere un “ordine di cessazione” di condotte, omissive o commissive, “post[e] in essere in pregiudizio di una pluralità di individui o enti”. La norma specifica che, con il provvedimento che accoglie l’azione, il Tribunale può ordinare all’impresa o all’ente soccombente, su istanza delle parti o del pubblico ministero, che siano adottate misure “idonee ad eliminare o ridurre gli effetti delle violazioni accertate”.


Foto: Allegorie op de gerechtigheid, 1560-1750