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CivileGiovanni GigliottiSilvia BiscegliaSuccessioni e Passaggio GenerazionaleIl legittimario può provare con ogni mezzo la vendita simulata dal de cuius

ABSTRACT: La Corte di Cassazione ha riconosciuto al legittimario la facoltà di provare anche a mezzo di testimoni o presunzioni la simulazione della vendita posta in essere dal de cuius, quando ricorrono esigenze di tutela della quota di legittima.

 

Gli effetti e la prova della simulazione secondo il Codice Civile

Nell’ordinamento giuridico italiano, l’azione di simulazione è volta ad ottenere l’accertamento che un determinato negozio giuridico sia stato posto in essere tra le parti in modo solo “simulato e apparente”, e cioè senza l’intenzione delle parti di ottenere gli effetti giuridici sostanziali del negozio o con l’intenzione delle parti di ottenere effetti sostanziali diversi da quelli risultanti dal negozio stipulato. In altri termini, con un contratto simulato le parti si accordano per escludere che tra di esse si producano gli effetti giuridici tipici di un contratto (simulazione assoluta) ovvero convengono di vincolarsi ad un diverso negozio giuridico (simulazione relativa).

In linea generale, fatta salva la tutela di terzi e creditori i cui interessi potrebbero essere pregiudicati dalla simulazione, la legge asseconda la volontà delle parti di non assoggettarsi agli effetti del contratto simulato.

L’articolo 1414 del Codice Civile prevede infatti che “Il contratto simulato non produce effetto tra le parti”.

In caso di simulazione relativa, ha invece effetto tra le parti il contratto dissimulato “purché ne sussistano i requisiti di sostanza e di forma”.

L’articolo 1417 del Codice Civile, in tema di prova della simulazione, stabilisce un regime probatorio differenziato a seconda che l’azione di simulazione sia esperita dalle stesse parti del contratto simulato ovvero da creditori o terzi.

In particolare, terzi e creditori sono ammessi a provare con ogni mezzo la simulazione, senza limiti quanto alla prova per testi o per presunzioni.

È invece precluso alle parti del contratto simulato di fornire la prova della simulazione a mezzo di testimoni (o per presunzioni, in virtù della regola generale stabilita dall’articolo 2729 del Codice Civile, che esclude la prova per presunzioni in tutti i casi in cui la legge non ammette la prova per testi).

L’unica eccezione è prevista per il caso in cui l’azione di simulazione esperita dalle parti sia diretta a far valere l’illiceità del contratto dissimulato. In tale circostanza le parti sono infatti ammesse a provare con ogni mezzo la simulazione, in virtù dell’interesse pubblico sotteso ad un tale accertamento.

La prova della vendita simulata: quali limiti probatori per l’erede legittimario?

La simulazione assume notevole rilevanza pratica anche in materia di successioni ereditarie.

In tale contesto, la vendita simulata di un bene di titolarità del de cuius (simulazione assoluta) ovvero la vendita dissimulante una donazione (simulazione relativa) sottrae il bene alla quota di eredità che la legge riserva al legittimario (in linea generale, sono legittimari il coniuge, i figli, gli ascendenti del de cuius), con conseguente lesione della c.d. quota di legittima.

È pertanto evidente l’interesse del legittimario a far dichiarare la simulazione della compravendita per ricostituire il patrimonio del de cuius rispetto al quale calcolare la quota di legittima, con la successiva reintegrazione della quota di riserva attraverso la riduzione delle donazioni dissimulate.

Sul piano probatorio, la giurisprudenza si è a lungo interrogata circa la posizione da riconoscere al legittimario che agisce per l’accertamento della simulazione. In particolare, si discute se il legittimario sia “terzo” oppure “parte” della compravendita simulata dal defunto, posto che per regola generale l’erede subentra nella posizione del defunto, e quindi diviene parte dei rapporti giuridici del de cuius.

Considerando il legittimario “parte” del negozio simulato, a questi sarebbe precluso di provare la simulazione a mezzo di testimoni o di presunzioni, e quindi egli sarebbe tenuto a fornire una sorta di probatio diabolica, data la difficoltà di produrre in giudizio il documento da cui risulti la controdichiarazione o l’accordo simulatorio concluso tra le parti.

Diversamente, ove il legittimario fosse considerato “terzo” rispetto alle parti della vendita simulata, sarebbe garantita una maggiore tutela della quota di legittima. Ciò in quanto, nella qualità di terzo, il legittimario sarebbe ammesso a fornire con ogni mezzo, senza limitazioni o restrizioni di sorta, la prova della simulazione, e così ad ottenere una pronuncia che accerti l’effettiva natura simulata dell’atto dispositivo compiuto in vita dal de cuius e la conseguente dichiarazione di nullità della donazione del de cuius, per difetto di forma.

In questo modo, il bene oggetto della simulazione verrebbe incluso nella massa di calcolo della quota di legittima.

Il legittimario come “terzo” alla vendita simulata dal de cuius e la prova ampia della simulazione

Con sentenza n. 23454 del 26 agosto 2021, la Corte di Cassazione ha confermato quale sia il regime probatorio della simulazione applicabile al legittimario[1].

Secondo la Corte di Cassazione, il legittimario che esperisce l’azione di simulazione per ragioni connesse alla tutela della quota di legittima esercita un diritto proprio e autonomo rispetto al rapporto successorio, in qualità di terzo, e non di successore del de cuius.

La quota di riserva è infatti oggetto di un diritto di cui il legittimario è già investito per legge, indipendentemente dal diritto del de cuius e dall’accettazione dell’eredità.

Il legittimario è pertanto “terzo” rispetto alla compravendita simulata in vita dal defunto, e non trovano quindi applicazione nei suoi confronti i vincoli probatori previsti dall’articolo 1417 del Codice Civile, che valgono solo per le “parti” del contratto simulato.

Secondo la Corte di Cassazione, il legittimario è quindi ammesso a fornire con ogni mezzo, anche per testimoni o presunzioni, la prova della simulazione lesiva del suo diritto, a tutela della quota di legittima.

Conclusioni

Il legittimario che agisce per l’accertamento della simulazione della vendita eseguita in vita dal de cuius è portatore di un interesse terzo e antagonista rispetto a quello del defunto. In tale veste, il legittimario agisce quindi iure proprio, non quale successore del de cuius.

Di conseguenza, il legittimario può provare con ogni mezzo la natura simulata della compravendita posta in essere dal de cuius, purché quest’ultima sia effettivamente lesiva della quota di riserva e la domanda del legittimario sia quindi preordinata a porre rimedio alla lesione dei suoi diritti di legittima (e non all’accertamento mero della simulazione).

 

 


[1] cfr. nello stesso senso Cass. n. 22097/2015; Cass n. 20960/2016; Cass. n. 15510/2018; Cass. n. 125/2019; Cass. n. 10182/2019; Cass. n. 12317/2019; Cass. n. 16535/2020


Foto: Giuseppe Arcimboldo, Il Giurista, 1566, wikimedia commons